Amici! Scusate la lunga assenza ma, vi assicuro, in questo periodo è successo di tutto!

Siamo rientrati da pochissimo, io e Sweeety. Siamo andati a goderci il tramonto nel posto più bello che ci sia: casa nostra!

Già, già! Stamattina abbiamo finalmente rogitato, non sembra ancora vero! Ho già portato 2 vagonate (parliamo della mia Panda gialla) di scatole ma il tempo stringe e dovremo sbrigarci nei week end e nei ritagli di tempo della giornata (vi avevo detto che la nuova casa è a soli 220 mt dal mio posto di lavoro?).

Così tra 20 giorni lasceremo questa casetta che è stata la culla della nostra convivenza. Un po’ mi mancherà certo, ma, come dice Max Pezzali, da ora inizierà il 2° tempo della nostra vita e sono davvero curiosa di sapere cosa ci aspetta.

Citando la cara Dorothy ” Non c’è posto più bello di casa propria“.

Dove eravamo rimasti? Ah, sì, dovevo coinvolgere Sweety nell’ennesimo pomeriggio “al verde”. Non è stato così difficile: in fondo anche lui sa che è più facile per noi stare insieme se usciamo di casa (maledetti pc!). Questa volta la nostra meta è stata il Centro Botanico Moutan in località Pallone (Vitorchiano, Viterbo).

Una curiosità: il luogo dove sorge non è altro che l’antica casa dei nonni di Serena Dandini, particolare, questo, ben descritto nel suo libro “Dai diamanti non nasce niente”.

Superato l’ingresso GRATUITO, ci siamo incamminati lungo il percorso.

Il  Centro Botanico Moutan (peonia in cinese) raccoglie nei suoi 15 ettari, 600 varietà di peonie!

L’atmosfera è simile a quella respirata a Giverny, nel giardino di Monet, ma qui il panorama è al tempo stesso monotematico e stupefacente! Una serie di alberi, sapientemente piegati a mo’ di tunnel, ci ha guidati tra le varietà di peoni cinesi.

Lascio la parola alle immagini:

Se pensate di essere in ritardo, non temete: avete tempo fino al 30 maggio e le peonie erbacee sono ancora in bocciolo!

Lungo i pendii della collina, distese di peonie arbustive dai colori predominanti del rosa acceso, del bianco e del rosa pallido cominciano a sfiorire. Ma un altro rosa mi ha fatto battere il cuore!

Lo voglio, lo voglio! Ma dove? Ma come? Glicine rosa, rimarrai il mio sogno proibito!

E che dire di questa varietà a fiore doppio?

Col viola ci vuole… il giallo! Roselline banksiae!

Ma anche l’iris blu non guasta!

All’interno del Centro c’è un punto ristoro che riprende questi colori pastello attraverso i mobili Ethimo.

Non è delizioso?

Non manca un negozietto dove troverete profumi e saponi alla peonia, inoltre accessori per il giardinaggio dai vivaci colori…

… ma anche l’idea orto che fa al caso mio, il Bacsac.

Anche se esteticamente l’orto in cassetta (non avendo spazio) non ha rivali.

Ed ora lasciatemi qui, su questa sedia color lavanda…

… voglio riempirmi gli occhi e la memoria con queste immagini. Ovviamente insieme a Sweety.

Per il momento non mi soffermerò su quello che è accaduto la scorsa settimana, sappiate solo che non lo dimenticherò mai.

Il bisogno di pace e di bello che ne è seguito, è stato pienamente appagato dal mercato semestrale che si tiene ai giardini della Landriana (Ardea).

Solitamente preferisco la mostra di ottobre, ma quest’anno, forse proprio perchè ne avevo bisogno, ho trovato fantastica questa di primavera.

Il biglietto costa €6 ed all’interno, è possibile noleggiare delle carriole. Perchè? Perchè dovrete essere molto forti per non portare a casa un bosco intero! A parte le rose, regine di questo periodo, alla Landriana potete trovare tutto per un meraviglioso giardino acquatico; in laghetto o in catino, il risultato è meraviglioso!

Girando tra i banchi si possono ammirare meravigliosi bonsai, piante succulente (per chi le ama) ed aromatiche. Ma sono molte anche le decorazioni per giardino: sonagli e animali in ferro battuto, oche di stoffa, panchine ed archi per rampicati. E per godere al meglio del sole in giardino, ma senza bruciature, tanti deliziosi cappellini!

Al sole rubano i colori più brillanti le bouganvillee…

…ma anche il meraviglioso rosa tenue del glicine!

Tra tutti questi colori sfavillanti di fiori dalle mille forme, ciò che ho cercato è stata la mia amata heuchera!

Adoro queste foglie dalle tante sfumature autunnali!

A mio parere un fiore è bello ma ha anche una durata definita. Se ciò che resta è meraviglioso e duraturo, come in questo caso, il fiore passa addirittura in secondo piano!

Volete sapere in cosa ho ceduto? Sono stata veramente brava: 1 heuchera Georgia Peach…

…1 rizoma di roscoea auriculata, 25 piccoli bulbi di sparaxis ed una piantina di muehlebeckia “maori”.

Come sempre gli occhi di Sweety sono stati interrogativi, ma cosa potrei aspettarmi di diverso da un amante delle orchidee? ;-)

Amo le foglie. In risposta a questo, proprio tra le felci, un cartello mi ha fatto aprire la metaforica coda di pavone!

“The bright colors of flowers are admired by the least intellectual, but the beauty of form and textures of ferns requires a higher degree of mental perception and more intellect for its proprer appreciations.”

Abraham Stansfield 1858

Alle 14:00 avevamo già finito il nostro giro.

A quel punto ho tirato l’amo: ” ‘More, sai che a Monte Porzio Catone c’è la mostra internazionale delle orchidee?”. Risposta:” Mh. E ci vuoi andare?”- “PERCHè NO!”.

Così abbiamo macinato qualche km e, da via Campo di Carne, ci siamo ritrovati sulla Roma-Napoli.

Monte Porzio Catone è un paesino molto carino a 500 mt d’altezza.

E’ possibile parcheggiare le auto  e salire con la navetta che di continuo porta visitatori. Dentro le mura si diramano strette stradine sulle quali si affacciano tantissime cantine trasformate, per queste giornate, in aree espositive per orchidee; per ogni cantina un paese d’origine in mostra. Le orchidee sono di tutte le dimensioni (a partire da qualche mm!) ma anche per tutte le tasche.

Alcune sono così belle da non sembrare vere.

Altre così particolari da non essere in vendita.

Non macava la mia spina nel fianco, l’amata Vanda.

Vista la brutta fine di alcune phalenopsis acquistate in passato, abbiamo deciso di soprassedere: meglio creare l’ambiente ideale e rimandare di un anno il folle acquisto! Questo non vuol dire che io sia andata via a mani vuote! Non è originale questa dischidia nata all’interno del guscio di lumaca?

“L’arte è natura concentrata”
Honoré de Balzac

A presto amici.

P.S. Se potete, non perdetevi le peonie del Centro Botanico Moutan a Vitorchiano, Viterbo. Io spero di riuscire nell’ennesimo raggiro… :-)

Che succede se due sorelle ricche e annoiate, prese da una spinta di dubbiosissima generosità, decidono di crescere la figlia di una povera terza sorella?

E’ quello che succede a Fanny Price, timida bimba di 9 anni, catapultata nella famiglia della zia composta dai coniugi Betram e dai loro 4 figli, Tom, Edmund, Maria e Julia. L’atmosfera che accoglie la piccola è un mix tra “La piccola principessa” e “Cenerentola”; la bimba viene usata come dama di compagnia (una servetta) dalle zie che non mancano continuamente di ricordarle la fortuna nell’essere stata scelta tra gli altri 8 fratelli.

L’unico a provare compassione per lei è Edmund, che presto diventa il suo punto di riferimento.

Gli anni passano e Fanny, come nella migliore delle favole, diventa sempre più carina, ma il suo atteggiamento rimane sempre molto devoto e remissivo, tipico della persona che scambia i propri desideri con i propri doveri.

I lunghi pomeriggi della famiglia vengono improvvisamente animati da nuovi ospiti e personaggi, tra questi i fratelli  Mr e Mrs Crawford; Henry Crowford è il tipico belloccio simpatico e consapevolmente affascinante nel quale siamo imbattute tutte una volta nella nostra vita. ;-)

Le sorelle Betram cadono immediatamente nella sua rete, soprattutto la promessa sposa Maria. Secondo Henry infatti:”Una donna fidanzata è sempre più piacevole di una libera perchè è soddisfatta di sè. Le sue preoccupazioni sono altrove, e sente di poter esercitare tutto il suo fascino senza destare sospetti.”

L’attenzione di Edmund viene invece catturata da Miss Crawford, così fresca allegra ed originale, così diversa da lui destinato ad una vita di chiesa e per questo, da lei deriso:” Oh! Senza dubbio egli è molto sincero quando preferisce una rendita già pronta alla seccatura di guadagnarsela col lavoro; ed ha l’ottima intenzione di non fare niente per tutto il resto delle sue giornate tranne mangiare, bere e ingrassare”

La vita di Fanny scandita dal ricamo, il tè e le passeggiate con le zie, viene così sconvolta. La sua gelosia nei confronti di Edmund fa affiorare sentimenti ed aspetti del suo carattere fino ad allora sopiti; i suoi occhi seguono tutti i personaggi giudicandoli molto severamente.

Secondo Fanny, Mrs Crawford è solo una donna frivola e attenta alle ricchezze altrui, mentre Henry è un disonesto Don Giovanni, pronto a tutto pur di misurare le sue capacità di conquista.

E quale prova più difficile per lui se non quella di conquistare la mesta, pudica, silenziosa e timida Fanny?

Ma che ruolo avrà Fanny, protagonista del libro, in questa storia? E chi riuscirà a conquistare il grande ego di Henry?

“L’egoismo deve essere perdonato perchè non v’è speranza di guarirlo”.

Questa volta è davvero difficile dare un parere sull’opera di Jane.

Mansfield Park è diviso in 3 libri, il primo dei quali decisamente poco scorrevole. Ho trovato molte situazioni e molti dialoghi superflui (che Jane mi perdoni!). Per fortuna la lettura è andata via via migliorando fino al 3° libro molto piacevole e veramente godibile: dopo una così lunga attesa, il finale sembra invece arrivare troppo presto!

La protagonista suscita molta pena e tenerezza nella sua fanciullezza, ma anche tanti nervi e rabbia una volta adulta: la sua remissività è ai limiti dell’assenza di carattere. In seguito però, i suoi pensieri, accessibili solo a noi lettori, svelano un carattere ben studiato e deciso.

Anche questa volta l’autrice ha giocato d’astuzia ma forse in modo troppo sottile e per questo, non compreso.

Peccato, poteva essere uno dei più bei libri, nel suo genere, visto che la trama si differenzia finalmente da quella dei 2 titoli precedenti, Ragione e sentimento ed Orgoglio e pregiudizio.

Per quanto riguarda le versioni cinematografiche, per ora ho visto solo quella di Patricia Rozema del 1999. In questo caso le linee generali del romanzo sono seguite, anche se manca il personaggio meraviglioso di William, fratello di Fanny, l’unico in grado di tirarle fuori dei sentimenti e, con essi, il fascino.

“I figli di una stessa famiglia, con lo stesso sangue, che hanno in comune le prime associazioni e le prime abitudini, conoscono una così profonda capacità di gioire insieme, che nessuna relazione successiva potrà mai eguagliare.”

Molte altre sono le licenze che il film si è preso, primo tra tutti, il carattere della protagonista: sicura di sè, allegra, scrittrice assolutamente in salute: tutto ciò di più lontano dall’intenzione dell’autrice.

Un voto al film? 5 +.

I am Marianne Dashwood!

Take the Quiz here!

Amici cari, ci credete? Siamo ancora in attesa di risposte per quanto riguarda il mutuo. Lo stress è enorme per me mentre Sweety vive tutto con più relax. Il fatto è che il 30 dovremmo lasciare questa casa e, a meno che il proprietario non ci lasci un mese in più, siamo proprio nei guai! :-) Avevo cominciato ad imballare almeno le cose inutili, i famosi ninnoli, ma poi ho pensato che la fretta potesse portare male (non sono superstiziosa, ma quando parliamo di CASA sto molto attenta) così, al 10° scatolone, mi sono fermata.

Durante questa attesa struggente, con grandi nervi, ve l’assicuro, ho visto la primavera colpire come una bacchetta magica le mie piante che si sono svegliate dal lungo sonno. Avrei preferito che questo avvenisse alle piante messe a dimora nel nuovo giardino, ma a quanto pare, dovrò aspettare un altro anno per questo: il trapianto, infatti, è un evento traumatico sconsigliatissimo nel periodo di fioritura o fruttificazione.

Vedremo se alla fine prevarrà il buon senso o la fretta di vedere le piante sistemate. Ma facciamo un giro da me.

Mentre il ciliegio nano che avevo comprato l’anno scorso si è cosparso di fiorellini che fanno ben sperare (avevo preso una pianta da frutto nana per ovvi motivi di spazio), suo fratello maggiore (regalo di Sweety) ci ha premiati solo con 6 fiorellini. Del resto ha un panetto di terra minuscolo, cosa potevamo pretendere?

Le prime 2 rose Meilland: qualcuno sa dirmi come il rosa screziato possa essersi trasformato in un arancione acceso? :-)

L’allegro fucsia dei garofanini!

Ma la sorpresa e l’ansia più grande sono le 5 gemme fiorifere del glicine bonsai!

Dentro casa, una piccola orchidea di Sweety!

Devo farvi una confidenza, non amo le piante succulente. Credo che questo sia per l’aspetto “pericoloso” che alcune hanno. Ma per qualche strano motivo, durante i miei viaggi in Sicilia tutto cambia ed improvvisamente mi appaiono nella loro forza e resistenza alla natura avversa. Così, non senza grandi sofferenze legate alla perdita delle sottilissime spine che si sono conficcate nelle mie braccia, 2 anni fa ho portato da casa di mamma una di esse. La crescita è stata notevole ed in questi giorni, delle stranissime protuberanze fanno pensare a qualcosa di stupefacente che potrebbe manifestarsi ad ore. Qualcuno sa dirmi il nome di questa pianta?

Vi presento una ragazza che di sicuro non conoscete: pulsatilla!

Ha tantissime qualità ma può essere anche molto velenosa: è proprio come noi! ;-)

Ed ora da mamy! Appena si varca il cancello si è inondati dall’odore inebriante dei fiorellini dell’akebia quinata.

Come una mano sottile con anelli, la fogliolina rossa dell’acero giapponese si porge con i fiorellini dello stesso colore.

Cespugli di margherite viola …

… e bianche.

Fiorellini rosa del cercis chinensis.

E poi, bulbi, bulbi come se piovesse! Tulipani…

… anemoni e giaggioli bianchi.

E questo è solo l’inizio! Ogni giorno c’è qualche meraviglia da fotografare.

Aprile si riconferma il mio mese preferito, nonostanze le preoccupazioni di vario genere. A presto amici!

Eccoci all’ultimo appuntamento col nostro vivacissimo week end. Dove eravamo rimasti? Zuppi, zuppi, nel tardo pomeriggio del sabato, ci siamo diretti verso Gaeta. Invece di ripercorrere la Roma-Napoli abbiamo preferito prendere il lungomare: volevo rimanere fuori per una notte e risvegliarmi vicino al mare. Gaeta è un agglomerato di palazzi moderni e senza fascino, alcuni dei quali avrebbero bisogno di un restauro. Ma a gran sorpresa, all’interno di uno di questi, abbiamo trovato un nido caldo pronto ad accoglierci e…asciugarci!

La gentilissima signora Mina ha arredato le 3 stanze ed i 3 bagni come delle piccole bomboniere.

Se doveste capitare da queste parti ed aveste bisogno di ristoro, ricordatevi del B&B Serapo.

Al risveglio abbiamo gustato una deliziosa colazione. Non è carino questo pallet reso piattaia? Brava Mina!

La prima tappa della giornata è stata il Santuario della SS. Trinità (o della montagna spaccata), appena sopra Gaeta.

Appena entrati, per €1, abbiamo sceso i 275 scalini che portano alla Grotta del Turco.

Qui i pirati appostavano le navi pronte all’assalto dei malcapitati. Questo rende l’idea della dimensione dell’arco di roccia sopra di noi!

Risaliti gli scalini, dopo 10 min di pausa, ci siamo diretti verso la cappella del Crocefisso.

La leggenda (o la fede) vuole che alla morte di Gesù la Terra tremò e le rocce si spaccarono. Al centro della fenditura (sono perfettamente complementari il lato destro e sinistro) cadde un grande masso e all’interno di questo venne edificata la Cappella.

Il camminamento obbligatorio è piastrellato con figure della via Crucis risalenti al 1849 ed è in perfette condizioni, mentre la Cappella avrebbe bisogno di un bel restauro. Questo però non toglie nulla al fascino mistico di questo luogo dove, si racconta, San Filippo Neri trascorreva molte delle sue notti sul letto di pietra proprio dinnanzi alla Cappella. Impossibile per i turisti, non infilare la mano nell’impronta lasciata sulla roccia dal Turco miscredente: la roccia molle, affondò sotto la pressione della sua mano e rimase impressa fino ai nostri giorni.

Prima di lasciare Gaeta, ho voluto darle una seconda possibilità e ci siamo diretti al centro storico. La mia curiosità era legata ad un motivo: nel 1858 Francesco II (l’ultimo dei Borboni abitanti nella Reggia di Caserta, ricordate? La sua bis-nonna era la cara Charlotte) sposò, sempre per procura, Maria Sofia di Baviera; anche lei era sorella di una più “fortunata” principessa, si tratta di Sissi! Non ci crederete ma io non ho MAI visto nessuno dei film dedicati a lei. L’anno scorso ho letto però una biografia riguardante tutta la famiglia e vi assicuro che Maria Sofia si meritava molta più fama, gloria ed ammirazione della sua triste sorella. Il coraggio che infuse ai gaetani durante l’assedio della città viene ricordato col massimo della solennità.

Ci dirigiamo verso il Castello Angioino-Aragonese e, dopo una faticosa salita, scopriamo che la visita è possibile fino alle 12:30, orario esatto in cui siamo arrivati, per riaprire alle 15:00 . Da quello che possiamo intuire, il castello è sede della Scuola nautica della Finanza e ci viene il dubbio che l’unica cosa veramente bella sia il panorama.

Decidiamo, allora, di visitare le altre chiese/cattedrali/tempi della città ma purtroppo troviamo tutto chiuso. Tristi e delusi salutiamo Gaeta e ci dirigiamo a Sperlonga.

Qui abbiamo gustato un pranzo perfetto in un posto perfetto seguiti da gentilissimi e velocissimi camerieri: si tratta del ristorante Da Martini sul Ponte!

Completamente appagati ci siamo, poi, diretti verso casa.

Se abitate nel Lazio o dintorni, spero di avervi dato qualche spunto per un week end pieno di emozioni.

P.S. Controllate il meteo prima di partire! ;-)

Nel lato orientale del parco all’italiana sorgono i 23 ettari dello splendido giardino inglese! E qui entra in gioco la moglie di Ferdinando IV, Maria Carolina.

Sapete di chi stiamo parlano? Nientepopodimeno che della sorella di Maria Antonietta di Francia! Loro madre, Maria Teresa, aveva pensato bene di sistemare tutte le figlie nel migliore dei modi, quindi, mortane una, avanti la sostituta! Così la povera Maria Carolina, chiamata affettuosamente Charlotte, divenne sposa per procura (i due neanche si videro) nel 1768. Pare che Charlotte fosse piena di doti e virtù, oltre ad avere un’estrema fiducia in sè ed un carattere brillante, insomma caratteristiche opposte a quelle del marito ignorante e  debole.

Fu quindi facile per lei sostituirlo nella gestione del Regno e del parco!

L’Inghilterra è la patria di questo modello di giardino informale dove piante di varia origine, si dispongono in modo apparentemente casuale ma assolutamente studiato, lungo prati verdi, collinette o strutture appositamente poste. Ed è anche il mio modello preferito! Essendo Charlotte sveglia ed evidentemente fashion-victim, incaricò  per la realizzazione del giardino John Andrea Graefer, un botanico allievo di Philip Miller, capo-giardiniere di Chelsea; non so se mi spiego!

Salendo e scendendo dalle verdi collinette s’incontrano alberi secolari come il cedro del libano ma anche palme di moltissime varietà.

Moltissime sono anche le varietà di magnolia.

Ma al cuore vero del giardino si scende attraverso un percorso fatto di pietre coperte di muschio.

La strada si fa stretta e buia ed improvvisamente, si apre al paradiso terrestre!

Quando dico:”Come vorrei un laghetto nel mio giardino!”, è proprio così che lo immagino.

Moltissime palme, piante esotiche, felci ed alberi che non ho riconosciuto, delimitano un camminamento circolare intorno allo specchio d’acqua; una cascatella fa da colonna sonora.

E come un gioiello incastonato nell’anello d’oro, troviamo Venere, bellissima, che fa il bagno.

Circonda il laghetto un Criptoportico rubato a Pompei. I resti sono quelli originali di una città fermata nel tempo e perfettamente conservata. Ed il corpo è stato tutto un brivido; come avevo detto per Matera, la pietra parla.

Da notare i pavimenti.

Improvvisamente un ticchettio si è fatto più insistente:”Roby, piove!”. Anche se ancora a marzo, vi assicuro che quello che abbiamo vissuto è stato un vero acquazzone estivo! Ancora assolutamente fiduciosi, abbiamo continuato la passeggiata, non prima di aver dato l’ultimo furtivo sguardo  a Venere.

Dopo aver coperto la magliettina a mezze maniche con un giacchetto provvisto di cappuccio, sono riuscita a scattare qualche foto al bellissimo e bagnatissimo, rudere.

Quello che è successo subito dopo è stato un mix di sorpresa, incredulità, un po’ di rabbia certo, ma soprattutto, umidità! La scelta era tra rimanere sotto gli alberi e sperare nella fine della pioggia o correre per 4 km sotto la pioggia battente e ritirarci prima del previsto. Sì, esatto, abbiamo corso! La scena è diventata comica: Sweety si è coperto la testa con tutte le buste per la spesa che avevo nella borsa, ma, una volta divenute zuppe, ha preso in prestito un sacco nero della spazzatura (ovviamente pulito) da uno dei secchi!

Come ci aspettavamo, appena arrivati alla Reggia la pioggia ha smesso di cadere. Ci siamo ritrovati nel garage sotterraneo nel tentativo di asciugare almeno i pantaloni con l’aria calda della macchina. Alla fine Sweety ha deciso di raggiungere la tappa successiva…in pigiama! AHAHAHAH impossibile descrivere i particolari comici di quel momento. Senza dubbio la pioggia ci ha fatti scappare prima, ma ha reso anche indimenticabile la nostra visita alla stupenda Reggia di Caserta.

Siete curiosi di sapere qual’è stata la tappa successiva? :-)

Vi lascio con una delle tante frasi scritte da Charlotte prima di morire: si, devo ammetterlo, ho una certa simpatia per lei!

“Coloro che invidiano le nostre grandezze, imparino da me che siamo i più infelici, perché a noi mancano la verità degli affetti, le gioie della famiglia e la compassione alle altrui sofferenze, la più sublime delle umane virtù.”

Eccoci al secondo appuntamento con la Reggia di Caserta. Dai 200 mt della galleria centrale, con un effetto a cannocchiale, è possibile ammirare i 3 km di giardini e fontane che compongono il giardino all’italiana del parco.

L’acqua arriva alla Reggia attraverso un acquedotto progettato dalla stesso Vanvitelli e, sotto forma di cascatella, riempie la vasca più in alto (ed anche la più bella) che vi ripagherà della faticata che avrete fatto per raggiungerla: tra i riflessi di luce e la foresta di alghe, troviamo Diana e le sue ninfe disperate nel tentativo di sfuggire agli occhi curiosi di Atteone.

Il cacciatore, trasformato per punizione in cervo, viene divorato dai suoi stessi cani.

L’acqua scivola attraverso vasche, scende facendo salti silenziosi e bagna statue come quella romantica di Venere e Adone.

La domanda sorge spontanea: che fine hanno fatto le dita dei personaggi?

Anche nel parco, strane statue prendono vita e colore…

Allegri mezzi busti accompagnano nel percorso. Tra le piante spiccano chicas centenarie.

Un perfetto esempio di giardino all’italiana!

Arriviamo, poi, alla (potenzialmente) bellissima fontana di Eolo.

Con lo scopo di allontanare Enea dall’Italia, Eolo scatena la furia di 28 venti rappresentati da altrettante statue in marmo di Carrara. Veramente un progetto maestoso rimasto, purtroppo, incompiuto. Mancano 26 delle statue previste nel progetto di Vanvitelli oltre alla scena centrale di Eolo e Giunone. Se a questo si aggiungono le erbacce che spuntano ovunque, braccia e mani mancanti in molte delle statue ed il cattivo stato della pietra, il cuore si stringe davvero. Un’opera del genere dovrebbe essere considerata un diamante di 10 carati ed invece l’unica cosa che brilla è la plastica di una bottiglietta d’acqua che galleggia nella vasca.

La nota dolente del parco: la sospensione del servizio navetta e della possibilità di affittare biciclette all’interno del parco.

Anche in questo caso non è stato un problema per noi, visto che abbiamo buone gambe e buon fiato, ma esistono molte situazioni diverse dalla nostra! Casualmente, non hanno sospeso il “servizio” calesse con cavallo che percorre i 6 km al modico prezzo di € 50! Scusate la polemica, ma sarebbe un vero peccato, per chi è fisicamente debilitato, rinunciare a questo spettacolo, vista l’esistenza di un decoroso percorso asfaltato che costeggia le fontane e che, una volta in cima ai 3 km, prosegue all’interno del meraviglioso giardino inglese! Nel prossimo post parlerò proprio di questa terza meraviglia della giornata! A presto.

Ecco finalmente svelata la meta del mio scorso week end. In realtà Fabio mi aveva proposto di vedere Versailles, mio grande sogno mai realizzato (per ora!), ma, a conti fatti, ho preferito rimandare. In più, in questo periodo Parigi è ancora fredda e le fioriture sono in ritardo rispetto alle nostre. La mia controfferta è stata la Reggia di Caserta, più vicina ed italianissima!

La Reggia fu progettata e realizzata dall’architetto Luigi Vanvitelli, che pose la prima pietra nel 1752; alla sua morte nel 1773, la direzione dei lavori venne presa, non senza difficoltà, dal figlio Carlo, che ultimò i lavori nel 1845, quando la Reggia era, in realtà, abitata già da 60 anni. L’immenso edificio è composto da un rettangolo di 200 x 250 mt, comprensivo di 4 cortili interni.

Con grande entusiasmo, alle 12:30 siamo pronti per iniziare la nostra visita guidata! L’accesso alla Reggia è rappresentato da un’immensa scalinata di marmo.

In cima ad essa ci aspettano 2 maestosi leoni e  3 statue: la verità, la maestà, ed il merito.

Ma diamo un po’di numeri: 61 mila mq, 5 piani fuori terra, più 2 sotterranei: più di 1200 stanze! Ecco una carrellata di foto sugli interni sontuosissimi!

Che pena l’addetta alla pulizia dei lampadari!

Adoro l’abbinamento della carta da parati e la tappezzeria delle sedie!

Strane presenze si aggirano per le stanze…

Tra le curiosità troverete: modellini di giostre meravigliose realizzate, poi, nei parchi della città; ciò che rimane di un gigantesco presepe che occupava in origine 40 mq; l’antenato dell’ascensore. Pensavate che i reali si facessero i 7 piani totali del palazzo a piedi? Al posto della corrente, robuste corde li elevavano nei loro appartamenti grazie all’olio di gomito della servitù.

Non è incredibile l’effetto matrioska delle camere?

Ed ora una spolverata di storia sugli abitanti della Reggia.

Il primo fu nel ‘700, re Carlo VII di Borbone, ma divenuto re di Spagna, si spostò a Madrid nel 1759. Il secondo proprietario divenne Ferdinando IV, il futuro re del Regno delle due Sicilie. Seguono Gioacchino Murat, Ferdinando II e suo figlio Francesco II, col quale finirà la dinastia dei Borboni.

Visitiamo allora la stanze del re.

Il drappeggio sul soffitto è dipinto, ci credete?

In punta di piedi, respiriamo l’intimità della stanza toeletta/bagno/lettura della regina. In questa stanza la regina poteva leggere accanto alla finestra e con un colpo d’occhio alla gabbietta in alto, poteva sapere l’ora.

Nel suo bagno, non visitabile, almeno in questo periodo, un bidet!

Anche il re aveva un bagno degno di sè con tanto di vasca con acqua corrente e specchiera in marmo! Ma le foto che ho scattato non rendono giustizia a causa della poca luce, quindi, dovrete vederli dal vivo! ;-)

A proposito di regine, una di esse preferì pomodori campani alle classiche rose tanto di moda in quel periodo per la decorazione del lampadario della propria stanza. Ma delle regine e della loro originalità sentiremo molto parlare nel prossimo post. A prestissimo.

P.S. Il costo del biglietto cumulativo (interni+parco+giardino inglese) è di € 12. La visita guidata costa € 5,80 in più. All’interno della Reggia ci sono bagni e punti ristoro. Di fronte un parcheggio sotterraneo al costo di € 1/h.

P.P.S. Ad onor di cronaca devo aggiungere dei particolari spiacevoli. Non è stato il nostro caso, visto che probabilmente questo non è un periodo di alta stagione per le visite, ma facendo un giretto su Tripadvisor ho letto commenti terribili sulla gestione della Reggia. Probabilmente nei mesi più caldi e di maggior afflusso, potreste avere problemi di fila e scarsa igiene nei bagni. In aggiunta a questo, parole terribili sono state spese per il personale, superficiale e svogliato. In effetti in ogni stanza c’erano 1 o 2 persone, credo, con lo scopo di controllare eventuali atti di vandalismo, che sembravano più occupate a parlare dei fatti del giorno. La nostra guida è stata molto gentile e preparata e questo va detto. E’ assolutamente vero che sia all’esterno che all’interno della Reggia, ma anche nel parcheggio, persone del luogo vendono guide a € 2, mentre le stesse, vendute con scontrino, hanno prezzi più elevati. Turisti stranieri si sono lamentati dell’assenza di didascalie in inglese (ripeto che avendo fatto la visita guidata, alcuni particolari ci sono sfuggiti). C’è poi da dire che delle 1200 stanze solo una trentina sono visitabili. Non è stato possibile vedere neanche il teatro stupendo. La ciliegina sulla torta è il parco esterno di cui vi parlerò, nel bene e nel male, la prossima volta.

Miei cari amici, come va il vostro 2012? Al momento il mio sembra una rampa di lancio che si allunga man mano che la percorro. Rendo l’idea? Le giornate sono fatte di sospiri, di momenti di grande nervosismo e tanta ansia, alternati a momenti di euforia pura, progetti e sogni ad occhi aperti. Spero davvero di avere buone notizie entro la prossima settimana. Nel frattempo, però, per spezzare un po’ la routine ed i pensieri pesanti, ho programmato un weekendino niente male! Vi terrò aggiornati.

Proprio ieri, annusando strani emozionanti odori nell’aria, mi sono accorta dell’arrivo della mia stagione preferita! E mi sono detta:” Dai Roby, dai, non hai il mutuo, non hai una casa, ma cavolo, hai la tua primavera!”

Ne avevo già avuto un assaggio la scorsa settimana alla festa della camelia di Velletri.

Guardandomi intorno, mi sono accorta di avere un “giardino en rose”: nella mia piccola dimora, ranuncoli si agitano come pon pon di cheerleader!

Un nome tanto difficile per un fiorellino così semplice: il leptospermum!

La stupenda azalea bicolore è un regalo per il mio passato compleanno.

Conoscete questa varietà di garofanini? Ha un profumo delizioso!

So che stona un po’, ma le primule sono il simbolo di questi giorni! Questa è un regalo dell’edicolante per la festa della donna: non sono tra le fan di questa giornata, ma un fiore non si rifiuta mai ;-)

Ed ora un salto da mamma!

Non mi soffermo sullo spettacolo che offre la magnolia soulangeana, ma di certo non posso non mostrarvi l’elleboro!

Lo trovate bello? Aspettate di vedere il prossimo!

Tra i fiorellini più piccoli e deliziosi spuntano quelli dell’akebia quinata e del cercis chinensis.

Nei loro vasi (in realtà li avevo “appoggiati” lo scorso autunno con lo scopo di portarli nella nuova dimora) fanno capolino foglie e fiori di bulbacee, muscari in particolare.

Stesso colore nella viola mammola…

…e nel terrier di primavera!

A presto amici e speriamo in un week end di sole!






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