Brasile, Bahia: 24 ore al Morro São Paulo passando per Salvador.

  

Eccoci di ritorno miei cari amici! Ora posso raccontarvi tutto. Io e Sweety stavamo progettando un viaggio da qualche tempo, ma le risorse economiche erano davvero scarse. A gennaio la suocera di mia sorella ci ha proposto di andare nella sua casa a Salvador de Bahia e, dopo averci pensato su 10 secondi circa, abbiamo accettato l’offerta. Il giorno della consegna delle chiavi però, un’ombra si è insinuata in noi: oltre al mazzo abbiamo ricevuto una serie di raccomandazioni un po’ preoccupanti, tipo “Vicino casa c’è una pizzeria italiana, potete cenare lì ma dopo le 19 è meglio rientrare in casa”, oppure, “Se andate in spiaggia portatevi solo il telo e la protezione, mai la macchina fotografica ed il cellulare”, ma anche “Non stendete cose carine all’interno del condominio, potreste non trovarle più”. Insomma, la premessa non era delle migliori. Comunque siamo partiti e dopo 9 ore e 15 minuti (più le 2h e 45 min di Roma-Lisbona), siamo arrivati a Salvador alle 22:30.  Un taxi ci ha portati a casa sfrecciando come una saetta in competizione con tutte le altre macchine e passando sistematicamente col rosso. Una volta arrivati davanti alla palazzina una specie di zombie era lì ad attenderci, ubriaco e seminudo. Inutili i nostri tentativi di dire in una lingua totalmente sconosciuta, al tassista di aspettare un attimo, in 3 secondi eravamo lì inermi con le valigie a terra, mentre le mani tremolanti di Sweety cercavano la chiave giusta per aprire il cancello della salvezza e passare al secondo quadro!

La notte è passata tra mille domande, ma con la luce del sole tutto sembra migliore. Di solito. A sole 3 traverse di distanza, una bella spiaggia con altrettanto bel mare ci attendeva.

L’atmosfera era di relax, tanti ragazzi e bambini giocavano a calcio, con porte improvvisate da noci di cocco o bastoni. Il vento perfetto non faceva avvertire il caldo, ogni secondo un venditore passava con bibite, picolè (ghiaccioli), spiedini di gamberi o di formaggio cotto sul momento sopra una brace portatile. Purtroppo non ho foto più appropriate, visto il pericolo di uscire muniti di qualsiasi oggetto rubabile. Dovrete accontentarvi di queste scattate dal finestrino di un taxi.

Dopo esserci rinfrescati con dell’agua de coco, abbiamo iniziato la nostra passeggiata. E così, ci siamo ustionati! O meglio, IO mi sono ustionata, piedi e schiena/collo. Sweety, nel suo eterno candore aveva catturato tutta l’attenzione della protezione solare fattore 50, così io, pelle scura (dicono), mi sono trasformata in una bolla d’acqua vivente! Lo so, non è una bella immagine, ma è la verità e poi questo è il mio diario! 😉

Tornando verso casa, ci rendevamo conto della quantità di lattine di birra che ormai avevano ricoperto completamente la spiaggia. Sì perchè qui a Salvador si beve tanto, tantissimo a partire dalle prime ore della mattina e la differenziata si fa a mano e rende un tot a lattina, quindi è molto facile vedere persone letteralmente infilate nella spazzatura alla ricerca di latte o plastica.

Arrivata la sera, l’appetito cominciava a farsi sentire e, memori della pizzeria, decidiamo di affrontare il III quadro! Abbiamo percorso il km che ci separava dalla pizza di Pino in pochi minuti e, una volta là, un bel gruppo d’italiani era pronto a fare conoscenza. La curiosità sul reale pericolo di una metropoli come Salvador (noi eravamo a Piatà, sulla costa nord, a circa 45 min dal centro) ci ha spinto a formulare alcune domande ai nostri compatrioti, cittadini di Salvador ormai da svariati anni, ma le risposte suonavano più o meno sempre così: “Anche se a me non è mai successo nulla, so che due persone si sono accoltellate in quella strada, mentre in quell’angolo un ragazzo ha sparato ad una poliziotta”.

Dopo la bella e calorosa serata abbiamo deciso di dare una svolta alla vacanza, così il giorno dopo abbiamo preso l’autobus fino al porto e da lì, il traghetto per Morro São Paulo, al costo di RS 75 a testa. In due ore siamo arrivati in un’isola paradisiaca, priva di macchine e motori. Persone locali si offrivano per aiutarci a trasportare i bagagli con le loro carriole lungo la ripida salita iniziale. Una volta in cima, Nossa Senhora da Luz ci dava un caldo benvenuto.

Dalla bella e grande piazza, un vialetto principale accompagnava i turisti nel percorso obbligato dello “struscio”.

Improvvisamente ci siamo ritrovati in un luna park di pousade, ristoranti, bar e chi più ne ha, più ne metta.

Superate le prime 2 affollatissime spiagge, siamo arrivati alla terza spiaggia dove abbiamo adocchiato Chez Max, personale italiano e profumo italiano per un ristorante munito di pousada.

Non mi guardate così, non sono la tipica viaggiatrice che cerca l’Italia all’estero, ma dopo 3 giorni di pasti assurdi, avevamo bisogno di recuperare energie! La pousada non era tra le più economiche ma la sua posizione fuori dal caos delle prime spiagge e l’ambiente familiare ci ha convinti a restare. Ed è subito scattata l’amaca!

Quanto la sognavo! E poi giù al bar per un cocktail di frutta frullata…che goduria!

Dopo un riassestamento emotivo a livello relax, ci siamo buttati in spiaggia, la IV stupenda, fatta di sabbia finissima, marea bassissima, pesciolini simpatici…un incanto.

In riva, anche mangrovie alla “Isola dei famosi”.

Il tempo di rivestirsi ed abbiamo intrapreso il cammino verso il faro; se non fosse ancora chiaro, noi fermi non ci sappiamo proprio stare!

Dal punto più alto, insieme ad altre 30 persone circa, ci siamo goduti uno splendido tramonto.

Per chi ha voglia, da qui è possibile scendere con una carrucola (tirolesa) direttamente in mare.

Oppure potete fermarvi ed ascoltare i rumori della giungla che inizia pigramente a risvegliarsi dopo una giornata sonnacchiosa .

N.B. Il frinìo qui esplode con un YES-YES-YES o Sì-Sì-Sì a seconda della nazionalità di chi ascolta! 😉

La serata è continuata nel ristorante dove abbiamo mangiato magnificamente accompagnati da musica dal vivo fino a mezzanotte e poi a nanna.

Il risveglio è stato stupendo ed abbiamo approfittato per un po’ di shopping ed un giro naturalistico dei paraggi.

Al termine della visita, sapete cosa abbiamo pensato? Che era ora di andare. Lo so, non è logico, ma chi lo è? Il mare era bello e l’atmosfera infinitamente più tranquilla, ma noi cercavamo altro…

Cosa? Al prossimo episodio!

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