Salvador de Bahia: passeggiando per il Pelourinho

  

Cari amici, ci eravamo lasciati al porto di Morro São Paulo, proprio mentre stavamo per prendere il traghetto che ci avrebbe riportati a Salvador. Il mare era molto mosso, quindi la compagnia Biotur ha deciso di portarci alla base via terra, passando per Valença e Nazarè, fino all’isola di Itaparica dalla quale, con un’altra mezzora di traghetto siamo finalmente arrivati a Salvador; ne abbiamo approfittato per visitare il Pelourinho.

Una volta scesi sulla terra ferma, ci siamo trovati di fronte al Mercato Modelo; ricco di bancarelle piene d’artigianato locale, questo posto era un tempo, il luogo dove avveniva la compravendita degli schiavi. Qui troverete statue di donne bahiane, accessori di tutti i tipi ma anche prodotti alimentari.

Attraverso l’elevador Lacerda siamo saliti nella parte alta della città, a circa 60 mt d’altezza.

Nella città vecchia ci siamo sentiti più al sicuro vista la stragrande presenza di polizia armata ad ogni angolo di strada.

Il Pelourinho prende il nome dal palo al quale i poveri schiavi venivano legati per poi essere flagellati, è il quartiere più antico di Salvador ed è rallegrato dai colori pastello delle palazzine coloniali.

L’unica chiesa che siamo riusciti a visitare è San Francesco: la chiesa in stile barocco è completamente ricoperta d’oro all’interno.

Il chiostro è invece piastrellato da grandi azulejos riportanti diversi detti popolari.

Proprio fuori dalla chiesa si trova una gelateria francese “Le glacier Laporte”: vi consiglio vivamente di sedervi e prepararvi al VI sapore!

Un ragazzo brasiliano si è gentilmente offerto come guida turistica della zona, così abbiamo scoperto che Michael Jackson girò qui il video “They don’t care about us” insieme al gruppo musicale Olodum, un’organizzazione del movimento nero africano (visto che Salvador ne rappresenta la popolazione più numerosa fuori dall’Africa) attiva soprattutto durante il carnevale, che si occupa di promuovere l’orgoglio degli afro-brasiliani e diverse attività culturali, soprattutto nel campo della musica.

Salvador è anche il punto di partenza e diffusione della capoeira: si hanno tracce della lotta/danza praticata dagli schiavi deportati già nel 1800. E’ possibile gustare rode (il cerchio che gli artisti creano prima di esibirsi a turno) in ogni angolo della città, ma per un vero spettacolo dovete andare al Forte di Sant’Antonio dove potrete confrontare lo stile acrobatico della scuola regionale con quello angolano più lento.

Altro orgoglio di Salvador è lo scrittore Jorge Amato al quale è dedicata la fondazione omonima.

A dir poco stupendo è l’edificio che ospita il museo afro-brasiliano (un tempo facoltà di medicina): è stato amore a prima vista.

Soddisfatti, siamo ritornati alla base dopo 2 ore di autobus. Salvador è una metropoli ed il traffico può essere peggiore di quello di Roma.

La partenza verso la meta tanto agognata stava per arrivare… a presto!

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