“Fai bei sogni” di Massimo Gramellini

  

“Per non avere più paura di soffrire è indispensabile liberarsi dal dolore. Milioni di persone provano a farlo ogni giorno, prodigandosi in preghiere e buone azioni oppure stordendosi con droghe ed esperienze estreme. Ma, come diceva Jung, i ricordi dolorosi non si possono eliminare. Quello che si può eliminare è il dolore associato ai ricordi.”

Si possono vivere 40 anni convinti di conoscere la verità sulla propria vita e sui propri genitori e scoprire, quasi per casualità, di aver sbagliato? L’autore racconta come un flashback la sua vita dai 9 ai 49 anni, da quando cioè, una mattina a ridosso della vigilia di Capodanno, si svegliò per le grida di suo padre. Immediatamente fu spedito dai vicini e da quel giorno non rivide più la madre.

Quali spiegazioni può darsi un bambino al quale non viene raccontata la verità? Che ragioni hanno potuto allontanare il caldo abbraccio, i capelli profumati e quei meravigliosi occhi azzurri dall’amore di suo figlio?

Massimo Gramellini è un vicedirettore del giornale “La Stampa” e, come tale, mi aspettavo un resoconto molto dettagliato e in forma di telecronaca dei fatti. In realtà riassumere il racconto non è facile proprio perchè, quello che l’autore descrive, con grande autoironia, è un’esplosione di emozioni forti, stati d’animo, confusione, abbandono e senso d’inadeguatezza.

Come lui stesso afferma, è diverso non essere stati mai amati dal perdere un amore che si possedeva, soprattutto un amore materno, soprattutto in un’età ormai cosciente. L’impossibilità di trovare, poi, dei punti di riferimento all’interno della propria famiglia, siano essi parenti o amici, crea nel protagonista un senso di smarrimento. L’appoggio della figura paterna manca anche nella scelta lavorativa, così Massimo si trova iscritto alla facoltà di Legge nonostante non fosse assolutamente sua intenzione: “Non difesi il mio sogno, per la semplice ragione che non lo ascoltavo più. I sogni sono radicati nell’anima e la mia è fuori servizio”.

Ma la vita, le circostanze e la fortuna, lo portano ad essere ciò per cui è nato:”Se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo, puoi passare una vita a nasconderlo dietro una nuvola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberartene. Continuerà a mandarti segnali disperati come la noia e l’assenza di entusiasmo, confidando nella tua ribellione.”

Ormai divenuto un uomo realizzato, all’età di 50 anni, l’autore scopre, quasi casualmente, la verità riguardo la sorte della propria madre, o, meglio, scopre di averla sempre saputa dentro di sè e, riflessa in essa, osserva la verità di tutte le persone che aveva accanto.

Questo libro è la possibilità dell’autore di mettere in parole il senso del suo vissuto e la consapevolezza di un cerchio che si è chiuso una volta capite le ragioni delle azioni ed aver perdonato ciò che gli è stato impossibile comprendere.

Il libro è pieno di spunti di riflessioni e frasi memorabili: l’accettazione di ciò che la vita offre, nel bene e nel male e la capacità di perdonare, appartengono all’autore non per indottrinamento religioso ma per la sua totale comprensione del testo della vita.

Leggete con matita alla mano.

Finito il libro, delle parole mi risuonavano in testa; da “Una poesia anche per te” di Elisa:

” Perdona e dimenticherai, per quanto possa fare male in fondo sai che sei ancora qui; e dare tutto e dare tanto quanto il tempo in cui il tuo segno rimarrà.”

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